Tipo: Articoli Fonte: Corriere della Sera 16 febbraio 2003

Le piazze piene l’Europa vuota

Il sottile crinale su cui tutti viviamo

Il futuro è aperto, dicono i forse cento milioni di esseri umani che hanno manifestato contro la guerra in 600 città del mondo. Il futuro è aperto, scrive il presidente della Repubblica al capo del governo. Vediamolo con un’ immagine. Vi è un piccolo territorio delle Alpi in cui un movimento del vento basta a determinare se l’ imminente temporale scaricherà l’ acqua nel Danubio, nel Reno, o nel Rodano. Un soffio di vento decide se, fluendo per centinaia di chilometri, l’ acqua finirà nel Mar Nero, nell’ Atlantico, o nel Mediterraneo.

Vi sono momenti in cui sconfitta e vittoria, pace e guerra, torto e diritto, lealtà e tradimento sono vicinissimi. Sopra questi crinali, incerti sul versante da prendere, si muovono ancora non solo i potenti della Terra e i loro consiglieri, ma anche i nostri pensieri e le speranze della nascente opinione pubblica mondiale.

Le Nazioni Unite rischiano di essere sconfitte dalla determinazione di Bush. Eppure non sono state mai forti come oggi. Esse forse otterranno, con gli Stati Uniti, ciò che non ottennero in passato con l’ Unione Sovietica per l’ Ungheria, con la Cina per il Tibet, con la Francia per l’ Algeria, con il Portogallo per l’ Angola. Forse le sorti della crisi saranno decise a New York e non a Washington.

Gli Stati Uniti non sono mai stati potenti come oggi, mai così vicini a dominare il mondo né così disposti a usare le armi. Eppure sono proprio loro a dare all’ Onu la forza immensa che essa oggi dimostra, accettandone la morbida ma resistentissima rete. Il tormento che si avverte nel volto e nella voce di Powell, l’ avversione dei militari all’ intervento, i sondaggi d’ opinione ci dicono che anche gli Usa stanno ancora muovendosi, incerti, sopra il crinale.

L’ Europa non è mai stata, dai tempi della Seconda guerra mondiale, debole e divisa come oggi: la Gran Bretagna con gli Stati Uniti comunque, la Germania contro l’ intervento militare comunque. Eppure forse proprio in questo momento l’ Europa, per la prima volta dopo due guerre mondiali, fermerà un’ America che sembra dimenticare i propri valori.

L’ Italia, per la prima volta in cinquant’ anni, rischia di abbandonare l’ eredità di De Gasperi e di Einaudi, che perfino le sinistre avevano assunto, e di staccarsi dai Paesi con cui ha costruito l’ Europa. Eppure proprio adesso – già domani alla riunione di Bruxelles – l’ Italia può ancora, come e più che in passato, dare un contributo determinante a una linea comune almeno dei Paesi fondatori dell’ Unione. E solo così può porre le premesse per un grande semestre alla presidenza europea.

Siamo sopra un crinale; la tempesta si sta accumulando (gathering storm) ma la precipitazione non è incominciata. L’ acqua può ancora cadere sull’ uno o sull’ altro di tre versanti molto diversi, per poi muovere verso sbocchi tra loro lontanissimi. Uno sbocco è la politica di potenza, il riprodursi su scala planetaria del precario equilibrio delle forze che per secoli ha dilaniato l’ Italia e poi l’ Europa. Un altro è l’ inchino alla sopraffazione, accettare che le Risoluzioni delle Nazioni Unite siano pezzi di carta, che un brutale dittatore – o un governante democratico – possa ignorare. Un altro ancora è la faticosa costruzione di un ordine internazionale in cui l’ uso della forza sia soggetto al diritto e le armi al servizio della pace e della libertà.

Il futuro è aperto. È vero che l’ azione deve tenere conto della realtà, la quale contiene anche l’ incertezza e la diversa probabilità degli esiti; è vero che essa deve tendere al migliore dei possibili, non all’ impossibile. Ma l’ azione è sempre un esercizio della libertà e sempre s’ indirizza a quello spazio aperto che il futuro offre. Per questo siamo esseri responsabili.

Qui è la volontà umana, non il capriccio di un colpo di vento, a decidere dove cadrà l’ acqua. E la volontà umana non può smobilitare neanche se vuole.

Là dove c’ è pericolo, cresce anche ciò che salva.

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Data
16 febbraio 2003
Tipo
Articoli
Fonte
Corriere della Sera