
“La crisi di Atene non è finita il risanamento durerà anni”
Padoa-Schioppa: la Germania fa anche il suo interesse
di Laura Pertici
«La crisi della Grecia non è certo finita, né è terminata l’ azione dell’ Europa per risolverla al meglio. Penso che il risanamento di cui ha bisogno Atene corrisponda ad un cammino lungo anni. Come quello che l’ Unione deve fare per metterea punto la capacità di gestire una crisi in uno dei suoi Paesi. Ma il patto di oggi è un passo importantissimo e ci offre per ora un’ Europa rafforzata». Tommaso Padoa-Schioppa, già ministro dell’ Economia nell’ ultimo governo Prodi, è uno dei padri del trattato di Maastricht. Per otto anni ha sostenuto l’ euro, sedendo nel Comitato esecutivo della Bce. La sua interpretazione del piano di salvataggio per la Grecia è dunque lucida quanto appassionata e si fa largo nella diretta di Repubblica Tv dedicata ai tagli durissimi che la ricetta comporta. In questi giorni la Germania è stata sul banco degli imputati. A causa dei tentennamenti di Angela Merkel,i mercati hanno dubitato della tenuta dell’ euro e i costi della crisi sono lievitati. «La Germania ha un interesse diretto nell’ operazione di sostegno alla Grecia, la sua non è generosità, basti pensare che la gran parte dei titoli greci è in mano alle banche tedesche. Maè stato difficile percepire questo interesse e rappresentarlo all’ opinione pubblica, che in Germania da anni è abituata a diffidare delle cattive politiche economiche degli altri Paesi. La classe politica tedesca ha avuto grande coraggio nel decidere di sostenere la Grecia. E, l’ avesse fatto due o tre mesi fa, avrebbe probabilmente prodotto un intervento meno costoso, in condizioni di mercato meno ostili. Però queste difficoltà vanno capite, come quelle del premier Papandreou nel far accettare ai greci un piano di austerità tanto severo». Crede che Berlino continuerà a giocare un ruolo determinante nell’ Unione, anche in futuro? «Il futuro è sempre incerto e il peggio può sempre succedere. Per la Germania non è difficile accettare l’ Europa. Bensì essere la forza guida dell’ Europa. In queste settimane però c’ è stata una presa di consapevolezza, quindi un salto in avanti». E’ giusto rivedere le norme del trattato di Maastricht e quindi anche i criteri del patto di stabilità, come suggerisce la stessa cancelliera Merkel? «E’ stata sorprendente la proposta della Germania e ha destato pure qualche sconcerto. La Francia, per esempio, non ha alcuna voglia di riaprire un negoziatoo avviare un altro referendum sull’ Europa. Eppure io credo che l’ evocazione di un nuovo tracciato sia una manifestazione di serietà, quella con cui Berlino sta affrontando il problema. E’ però presto per dire se sia indispensabile o meno rivedere il trattato. Bisogna prima sfruttare tutte le potenzialità di Maastricht, così come sinora non è stato fatto». E l’ Italia? Per ora sembra al riparo dall’ ondata speculativa. Però il suo stato di salute potrebbe diventare preoccupante in una fase critica dell’ Ue. «I mercati hanno riconosciuto che la situazione italiana non include solamente il nostro debito pubblico, altissimo e purtroppo sempre in crescita da due anni a questa parte. In Italia ha avuto un ruolo determinante la capacità di risparmio delle famiglie. Inoltre il settore privato è meno indebitato rispetto agli altri Paesi e – se calcoliamo il debito pensionistico a lungo termine – godiamo di un sistema con minori squilibri del resto d’ Europa. Faremmo però un errore gravissimo se ci riposassimo all’ ombra di questa constatazione. Perché qualche volta i mercati ragionano ma spesso non lo fanno e noi siamo comunque esposti ad una perdita di fiducia. E’ assolutamente necessario continuare a seguire la linea del rigore e della saggezza».






















