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	<title> &#187; 1 &#8211; Attualità</title>
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		<title>Una Bretton-Woods per lo yuan</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 10:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[1 - Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessandro Merli
Le lettere sono partite in queste ore. Il presidente francese Nicolas  Sarkozy ha scritto ai suoi colleghi, i capi di stato e di governo del  G-20, per ricordare loro che il nuovo gruppo delle potenze tradizionali  dell&#8217;economia mondiale e dei protagonisti emergenti ha gestito bene  l&#8217;emergenza dopo la scoppio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Alessandro Merli</em></p>
<p>Le lettere sono partite in queste ore. Il presidente francese Nicolas  Sarkozy ha scritto ai suoi colleghi, i capi di stato e di governo del  G-20, per ricordare loro che il nuovo gruppo delle potenze tradizionali  dell&#8217;economia mondiale e dei protagonisti emergenti ha gestito bene  l&#8217;emergenza dopo la scoppio della grande crisi globale, ma ha bisogno  ora di affrontare le ragioni di fondo della crisi, se vuole evitarne una  drammatica ripetizione. Squilibri globali, volatilità dei cambi,  accumulazione eccessiva di riserve valutarie, governance globale sono  tutti problemi irrisolti.</p>
<p>Parigi mette sul tavolo del G-20 la riforma del sistema monetario  internazionale, da decenni il Sacro Graal della Francia. La gravità  dell&#8217;ultima crisi ha convinto anche molti altri che il suo momento è  arrivato. Sarkozy si è armato dell&#8217;aiuto di un gruppo di &#8220;saggi&#8221;,  ispirato dall&#8217;ex direttore del Fondo monetario, Michel Camdessus, e  dall&#8217;ex ministro dell&#8217;Economia italiano, Tommaso Padoa-Schioppa (che ha  partecipato attivamente fino alla penultima riunione di dicembre, pochi  giorni prima della sua improvvisa scomparsa) e composto da altri  luminari della diplomazia economica internazionale, come l&#8217;ex capo della  Federal Reserve, Paul Volcker, e il super-esperto Ted Truman.</p>
<p>I saggi hanno prodotto un documento di una decina di pagine, che  l&#8217;Eliseo ha allegato alla sua lettera, e predisposto uno studio più  dettagliato che sarà sul tavolo dei ministri finanziari e dei  governatori alla riunione di metà febbraio a Parigi. Di fatto,  costituirà la base di partenza della discussione che la presidenza  francese del G-20, pur navigando con cautela fra le visioni contrapposte  di Stati Uniti e Cina, vuol condurre in porto quest&#8217;anno.</p>
<p>Il G-20 ha affrontato con decisione la fase più acuta della crisi, poi,  appena le cose hanno cominciato a normalizzarsi, ognuno ha preso a  muoversi da sé e per sé. I problemi di lungo termine sono rimasti  largamente intatti, se si esclude il pesante lavoro sulla nuova  regolamentazione della finanza coordinato dal Financial Stability Board.  «La cooperazione internazionale &#8211; dice il documento dei saggi,  battezzato &#8220;iniziativa di Palais Royal&#8221; dal nome del loro ultimo  incontro &#8211; è un ingrediente necessario nella ricerca della prosperità  nazionale».</p>
<p>Ogni paese deve prendersi le proprie responsabilità e promuovere il bene  comune globale «a volte anche contro l&#8217;interpretazione limitata,  localistica degli interessi nazionali», afferma il documento in toni  insolitamente espliciti per il gergo degli officials (anche se ex)  internazionali. Solo accettando, se necessaria, qualche limitazione alle  scelte nazionali, i membri del G-20 possono arrivare alla stabilità  globale: un messaggio politico chiaro.</p>
<p>La presenza di un componente tuttora investito di una carica  ufficale, e non di poco conto, come la signora Hu Xiaolian,  vicegovernatore della Banca centrale cinese, può aver smorzato,  confermano i partecipanti alle discussioni, qualche possibile critica  alla politica del cambio di Pechino, ma non la discussione a fondo delle  problematiche che il dopo-crisi ha lasciato senza soluzione. Su ogni  punto, il rapporto avanza raccomandazioni dettagliate nella versione più  tecnica e che toccherà al G-20 concretizzare.</p>
<p>Fra queste, la più significativa è l&#8217;adozione di benchmark  quantitativi sui quali valutare le politiche economiche e finanziarie  dei paesi, anche nelle loro ripercussioni sui partner, e che funzionino  come campanello d&#8217;allarme, e un sistema d&#8217;incentivi e sanzioni.  Riportando al ruolo di arbitro, anche con un ruolo più incisivo sulla  questione cambi, il Fondo monetario, invece dei paesi stessi del G-20,  come previsto ora, in quanto questi hanno un &#8220;patto di non aggressione&#8221;.  «I benchmark devono far scattare una revisione che abbia i &#8220;denti&#8221; per  indurre a modifiche di policy», dice il direttore di Banca d&#8217;Italia,  Fabrizio Saccomanni, che ha raccolto il testimone di Padoa-Schioppa e ha  favorito il supporto tecnico di via Nazionale al gruppo di Palais  Royal. Del resto, i due banchieri centrali avevano su questi temi un  dialogo ultradecennale. Un paper scritto assieme nel 1994 alle  celebrazioni dei 50 anni di Bretton Woods (Managing a market-led global  financial system) prefigurava alcune dei problemi legati all&#8217;interazione  fra politiche e mercati finanziari, che sarebbero esplosi poi con la  recente crisi.</p>
<p>Il documento delinea anche un ruolo maggiore per i diritti speciali  di prelievo (Dsp), la moneta-paniere dell&#8217;Fmi, in cui Sarkozy ha  insistito in questi giorni che andrebbe inserito lo yuan (ipotesi che  nell&#8217;immediato non piace né all&#8217;Fmi, né agli Usa). Padoa-Schioppa,  ricorda Saccomanni, pensava alla creazione di un mercato privato dei  Dsp, come avvenne per l&#8217;ecu, il precursore dell&#8217;euro, o al conto di  sostituzione in cui l&#8217;Fmi assorba l&#8217;eccesso di liquidità in dollari ed  emetta Dsp, assumendo, nell&#8217;interesse della stabilità globale, il  rischio di cambio. L&#8217;impronta di Padoa-Schioppa su tutta l&#8217;iniziativa è  forte, tanto che i suoi colleghi ricordano che «con lui, il mondo ha  perso un eccezionale architetto e sostenitore del bene comune globale».</p>
<p>Il gruppo di Palais Royal suggerisce inoltre che G-20 e Fmi  finiscano in qualche modo per integrarsi, con la creazione, sotto il  vertice dei leader le cui riunioni dovrebbero limitarsi a una all&#8217;anno,  di un Consiglio del Fondo formato dai ministri, ma che rappresenti anche  i paesi oggi esclusi dal G-20.</p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-01-26/brettonwoods-yuan-063902.shtml?uuid=Aa5SF02C&amp;cmpid=nl_7%2Bcomm_idee#continue" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>Stability, yes; But also growth</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 13:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[1 - Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[A Conversation with Tommaso Padoa-Schioppa on the Eve of the October 2010 European Council.
Read the interview
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A Conversation with Tommaso Padoa-Schioppa on the Eve of the October 2010 European Council.</p>
<p><a href="http://www.tommasopadoaschioppa.eu/wp-content/uploads/2010/10/TPS-conversation-October20101.pdf">Read the interview</a></p>
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		<title>Il concilio di Basilea</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 07:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[Regole bancarie, che cosa cambia (per tutti)
Leggi l&#8217;editoriale di Tommaso Padoa-Schioppa
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Regole bancarie, che cosa cambia (per tutti)</em></p>
<p><a href="http://www.tommasopadoaschioppa.eu/wp-content/uploads/2010/10/2_corsera.pdf">Leggi l&#8217;editoriale di Tommaso Padoa-Schioppa</a></p>
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		<title>Advisor to the Prime-Minister of the Hellenic Republic on macroeconomic, fiscal, banking and debt-management issues</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 15:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[1 - Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Mr. Tommaso Padoa-Schioppa, an Italian citizen, has been appointed advisor to the Prime Minister on macroeconomic, fiscal, banking and debt-management issues.  He will advise the Prime Minister on aspects relating to the implementation of the Greek economic policy programme drawing on his global understanding of the complex nexus of the institutional and financial features it entails [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="en-US" align="JUSTIFY">Mr. <span lang="en">Tommaso Padoa-Schioppa, an Italian citizen, has been appointed advisor to the Prime Minister on macroeconomic, fiscal, banking and debt-management issues.  He will advise the Prime Minister </span>on aspects relating to the implementation of the Greek economic policy programme <span lang="en">drawing on </span><span lang="en-GB">his global understanding of the complex nexus of the institutional and financial features it entails coupled with significant experience as a policy maker at the highest international level.</span><span lang="en"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="en-GB" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span>Tommaso Padoa-Schioppa was Italian Minister of Economy and Finance (2006-08) and Chairman of the Ministerial Committee of the International Monetay Fund (IMFC, 2007-2008). </span><span lang="en-US">He </span><span>is </span><span lang="en-US">now </span><span>President of Notre Europe</span><span lang="en-US">, </span><span>Chairman </span><span lang="en-US">for </span><span>Europe</span><span lang="en-US"> </span><span>of Promontory</span><span lang="en-US"> Financial Group and</span><span lang="en-US"> member of the Group of Thirty</span>. <span>He graduated from the Luigi Bocconi University</span><span lang="en-US"> in Milano</span><span> and has a M.Sc. from the Massachusetts Institute of Technology.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="en-US" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="en-US">In </span><span lang="en-US">1998-2005 he was member of the first Executive Board of the European Central Bank. Previously he was Chairman of Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB, 1997-98), Deputy Director General of the Banca d’Italia (1984-97) and Director General for Economic and Financial Affairs at the European Commission (1979-83). </span><span>He has been Joint Secretary to the Delors Committee (1988-89), Chairman of the Banking Advisory Committee of the EC (1988-91) , Chairman of the Basle Committee on Banking Supervision (1993-97) and Chairman of the Committee on Payment and Settlement Systems (2000-05).</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT" align="JUSTIFY"><em>Athens</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT" align="JUSTIFY"><em>3 August 2010</em></p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;" lang="en-GB" align="JUSTIFY">
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		<title>De la crise à une stratégie économique éuropéenne</title>
		<link>http://www.tommasopadoaschioppa.eu/archivio/de-la-crise-a-une-strategie-economique-europeenne-2</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 08:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Archivio]]></category>
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Entretien à Notre Europe juin 2010 (francese)
Intervento a Notre Europe sulla strategia economica europea difronte alla crisi
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><a href="http://www.tommasopadoaschioppa.eu/wp-content/uploads/2010/06/NE-TPS-Entretien-juin-2010-finale1.pdf">Entretien à Notre Europe juin 2010 (francese)</a></p>
<p>Intervento a Notre Europe sulla strategia economica europea difronte alla crisi</p>
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		<title>From the crisis to a European economic strategy</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 08:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[1 - Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[Entretien à Notre Europe juin 2010 (inglese)
Intervento a Notre Europe sulla strategia economica europea difronte alla crisi
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tommasopadoaschioppa.eu/wp-content/uploads/2010/06/NE-TPS-Entretien-juin-2010-finale-en.pdf">Entretien à Notre Europe juin 2010 (inglese)</a></p>
<p>Intervento a Notre Europe sulla strategia economica europea difronte alla crisi</p>
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		<title>The Present Crisis and the Future of Europe</title>
		<link>http://www.tommasopadoaschioppa.eu/europa/the-present-crisis-and-the-future-of-europe-2</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 09:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
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		<title>Special Report: European Rescue</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 10:28:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[1 - Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[Part 1: Massive Rescue, Again
In this article explaining the composition of the 750 billion euro rescue package and its effect,  a part is dedicated to pointing out the phenomenon that some European leaders have used strong language by describing a “global organized attack” against euro. It seems that the governments have put the market, instead [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Part 1: Massive Rescue, Again</p>
<p>In this article explaining the composition of the 750 billion euro rescue package and its effect,  a part is dedicated to pointing out the phenomenon that some European leaders have used strong language by describing a “global organized attack” against euro. It seems that the governments have put the market, instead of fiscal and economic problems, as the enemy to combat with. As a comment on the phenomenon, Prof. Tommaso Padoa-Schioppa was quoted in the end: “it is true that the market exerts enormous influence, but it is also true that when the governmental response is coming, markets go back to the more limited role. So I don’t think the right response is to blame the market; the right response is to counteract the influence of the market with appropriate policies.”</p>
<p>Part 2: European Union at Crossroad</p>
<p>This report reviews the political difficulties facing European countries, in particular Germany, when it comes to the decision of financial rescue for other countries. In stressing the importance of Germany in ensuring the advance of the European Project, Prof. Tommaso Padoa-Schioppa was quoted: “Germany is essential.” He said, as distinguished from the UK, which “has a foot in Europe and the other foot outside Europe”. “I believe Germany will learn a lesson from this time, and it is likely to learn that we need a tighter union, we need more common action to fight the crisis.”</p>
<p>Later in writing about the European Commission’s recommendation for Estonia to enter eurozone in 2011, the report tried to answer the question of whether euro is still attractive for new entrant countries such as Poland, two Polish scholars were quoted to show that euro is still a goal for their country although the goal is postponed. A further question was raised concerning the fundamental issue of whether the Monetary Union will still be possible without a united fiscal authority. Prof. Tommaso Padoa-Schioppa was quoted saying: “I have always believed that the single currency is only one step in a long process which will lead to a European political union.&#8221; &#8220;The fact that the European Monetary Union has been doing quite well in the last ten years, despite a number of shocks, the oil shock, the hi-tech bubble shock, etc, has proved that it is possible to move forward the single currency before we have all the other necessary things in place.”</p>
<p><a href="http://magazine.caing.com/2010-05-16/100144201.html" target="_blank">Read the article in chinese</a></p>
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		<title>&#8220;I pericoli di contagio esistono ma l&#8217;Europa ha saputo reagire l&#8217;Italia non corre un rischio-Grecia&#8221;</title>
		<link>http://www.tommasopadoaschioppa.eu/europa/i-pericoli-di-contagio-esistono-ma-leuropa-ha-saputo-reagire-litalia-non-corre-un-rischio-grecia</link>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 08:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[1 - Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[di Piercarlo Fiumanò 
Professor Tommaso Padoa-Schioppa, la situazione dei conti pubblici in Grecia tiene con il fiato sospeso i mercati di Eurolandia. Ritiene che ci sia un reale rischio di contagio a Paesi come Spagna e Portogallo? Il pericolo esiste, ma sarebbe immensamente più elevato se l’Europa non avesse varato un piano così cospicuo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Piercarlo Fiumanò </em></p>
<p>Professor Tommaso Padoa-Schioppa, la situazione dei conti pubblici in Grecia tiene con il fiato sospeso i mercati di Eurolandia. Ritiene che ci sia un reale rischio di contagio a Paesi come Spagna e Portogallo? Il pericolo esiste, ma sarebbe immensamente più elevato se l’Europa non avesse varato un piano così cospicuo di aiuti finanziari e se il governo Papandreu non si fosse impegnato in un severo programma di risanamento. Per la Grecia sono state prese misure eccezionali di correzione dei conti pubblici e anche l’entità del sostegno finanziario complessivo è senza precedenti. Senza questi interventi il contagio sarebbe stato non un rischio ma una certezza. Negli ultimi giorni le Borse si sono invece fatte prendere dal panico. Purtroppo la storia di questi ultimi anni mostra che i mercati molto spesso agiscono in modo irrazionale, e prima di ragionare sragionano. Tuttavia il rischio di contagio è reale e la possibilità di evitarlo dipenderà soprattutto dalla capacità di risposta tempestiva dei Paesi ad alto deficit. Ritiene che il robusto piano di aiuti finanziari approvato dall’Eurogruppo per salvare i conti di Atene sarà sufficiente a calmare i mercati? Gli aiuti alla Grecia saranno sufficienti a fare uscire il Paese dalle difficoltà a patto che le misure adottate dal governo di Atene si traducano in realtà. I mercati dovranno prendere atto dei progressi compiuti. Altri Paesi sono riusciti in tempo a correggere squilibri di bilancio forse anche più gravi di quelli della Grecia. L’Irlanda non è stata presa di mira dai mercati perché ha saputo intervenire in tempo riportando sotto controllo i suoi conti. È bastato un report di Moody’s negativo sul sistema bancario italiano perché a Piazza Affari, nonostante le rassicurazioni di Bankitalia, si scatenassero le vendite. Le grandi agenzie di rating mondiali vengono da più parti accusate di procurato allarme. Cosa ne pensa? Le agenzie di rating dovrebbero, con i loro giudizi, esercitare una funzione di guida del mercato. Purtroppo l’esperienza di questi ultimi anni ci dice che spesso la capacità di indipendenza è carente perché le agenzie di rating esprimono giudizi al traino del mercato con un effetto destabilizzante. A suo giudizio esiste il rischio di una speculazione contro l’euro? Una speculazione contro l’euro che fa scendere o salire il tasso di cambio dell’euro è normale in un sistema di cambi flessibili. L’euro è esposto a questi vagabondaggi del cambio esattamente come ogni altra moneta, a cominciare dal dollaro. Quale potrebbe essere l’impatto sulla moneta unica se un Paese come la Grecia si trovasse costretto a uscire dall’Euro? Questa eventualità è soltanto uno spauracchio che viene agitato sui mercati. Questo è il momento delle istituzioni, delle decisioni da parte dei governi, dei Parlamenti e delle banche centrali. L’uscita della Grecia dell’Euro non è un evento che possa essere imposto dai mercati. Il Cancelliere Merkel ha detto che l’Europa si trova ”sull’orlo dell’abisso”. Una preoccupazione fondata? Sì: stiamo attraversando una crisi gravissima destinata a protrarsi nel tempo. Ma è anche vero che c’è una consapevolezza diffusa della sua gravità. Le decisioni prese dall’Eurogruppo e dalla Grecia, sia pure tardive, sono state quelle giuste. Che cosa le istituzioni europee potevano fare per scongiurare questa situazione e non hanno fatto? Le istituzioni europee e il governo greco dovevano intervenire con misure di sostegno già mesi fa, e con misure preventive già anni fa. Un intervento più tempestivo avrebbe evitato l’acutizzarsi della crisi. Perchè non si è intervenuti prima? Per molto tempo la Grecia si è cullata in una rappresentazione non corretta della realtà. Quando la situazione è stata presentata all’opinione pubblica in tutta la sua gravità si è sgretolato un muro di illusioni, fatto per compiacere l’elettorato, di cui ogni governo greco è stato responsabile nel corso degli anni. Ma anche il resto d’Europa si è cullato in un’illusione, come se il pericolo non fosse incombente e riguardasse solo la Grecia e non anche il risparmiatore tedesco o francese. Il Cancelliere Merkel e il premier greco Papandreu alla fine hanno avuto coraggio. Dagli Usa arrivano i dubbi più pesanti sulla tenuta del sistema Euro. La situazione dei conti pubblici dell’Unione Europea è sicuramente migliore di quella degli Stati Uniti e del Giappone, che hanno un debito enormemente più pesante. È vero che alcune regioni dell’Unione europea, come la Grecia, sono in seria difficoltà; ma se guardiamo agli Usa, anche un grande Stato come la California ha gravi squilibri finanziari. Potremmo allora chiederci: come mai i mercati si preoccupano dei conti pubblici europei e non guardano a situazioni ancor più gravi negli Stati Uniti e in Giappone? Lei cosa risponde? Rispondo che l’Unione europea non viene considerata un ”paese” ma, secondo un detto che Metternich usò per l’Italia, una ”espressione geografica”. Ciò è vero solo in parte, perché l’Unione è assai più di un semplice aggregato di Paesi fra loro indipendenti, anche se le classi politiche e gli economisti spesso hanno contributo a non farlo capire. Essa è un quasi-Stato, è – appunto &#8211; una ”unione”, sia pure incompiuta. E la Grecia è una regione dell’Unione, non uno Stato a se sé stante. In questi giorni si discute su una revisione del Trattato di Maastricht e del Patto di stabilità europeo. È giusto che di fronte a una crisi di queste proporzioni si accetti che i parametri del patto vengano superati. Sarebbe stato un errore ignorare che l’intensità della crisi creava una situazione eccezionale. Ma se nel pieno di una crisi un Paese supera il limite del rapporto deficit-Pil fissato al 3% bisogna riaffermare con chiarezza che quel limite deve rimanere la norma, che l’eccezione conferma la regola. Del resto, nessuno oggi propone di ampliare il limite del 3%. Si dovrà tuttavia discutere se sia necessaria una modifica del Patto oppure una sua gestione più efficace. Il Trattato va cambiato come chiede la Germania? L’apertura su una revisione del Trattato, fatta in modo sorprendente dalla Germania, nasce da un obiettivo più ampio della revisione del Patto di Stabilità: la creazione di un Fondo Monetario Europeo e di condizioni che evitino il ripetersi della crisi presente. Quella tedesca è un’apertura positiva perché rappresenta una manifestazione di volontà europea. Per la prima volta si ammette che dopo il Trattato di Lisbona potranno esserci nuove modifiche dei trattati, se necessarie per rafforzare l’Unione. Quanto siamo lontani dalla creazione di un’Europa politica compiuta? La natura dell’Unione Europea è già oggi profondamente politica, anche se il suo contenuto è economico e monetario. E tuttavia è ormai indispensabile un decisivo irrobustimento della capacità dell’Unione di fare politica economica. Soltanto quando saranno stati definiti i contenuti precisi di questo rafforzamento si potrà stabilire se i trattati attuali li consentono o se saranno necessarie modifiche. La crisi greca è connessa alla crisi dei mutui subprime? Essa è un episodio della crisi globale iniziata nel 2007 con i subprime , che porta conseguenze gravi perché non colpisce solo la Grecia ma la stessa Unione Europea, che non ha, nel suo complesso, una finanza pubblica in disordine, ma che agisce con troppa lentezza. Il fatto che ci sia una minaccia forte in un’area del mondo non direttamente responsabile della crisi crea un precedente unico e preoccupante. Nel caso della Grecia ritroviamo tutti gli ingredienti della crisi: mercati finanziari in preda al panico che hanno esercitato tutta la loro forza distruttiva, governi che agiscono tardivamente. C’è anche un costo politico e sociale della crisi. Quando finirà? Questa crisi ha creato milioni di disoccupati negli Usa e in Europa e comporterà sacrifici pesanti in Grecia. In Grecia la fase violenta potrebbe essere superata, anche se le turbolenze dei mercati e le tensioni di piazza mostrano che per ora la calma non è tornata e c’è il pericolo che le tensioni riesplodano. Atene impiegherà anni per correggere gli squilibri dei suoi conti. Il debito pubblico resta la vera mina vagante per i nostri conti. Anni fa però eravamo noi la Grecia. L’Italia è stata vista a lungo con sospetto dagli altri partner europei. Che cosa è cambiato? L’Italia è stata per molto tempo giudicata quasi esclusivamente dalla dimensione del suo elevato debito pubblico. Non c’è dubbio che questo costituisca un peso che preoccupa i mercati: dobbiamo ricordarcelo 24 ore su 24. Tuttavia ci sono elementi positivi che temperano le preoccupazioni per il debito pubblico. L’Italia dispone di un avanzo primario che molti Paesi non hanno. Il nostro sistema pensionistico svilupperà nel tempo meno squilibri di gran parte dei Paesi europei. Le famiglie sono poco indebitate e continuano a risparmiare. Le nostre banche sono state in grado di gestire la crisi senza bisogno di denaro pubblico. Dove trovare risorse per lo sviluppo? L’Italia ha grandi riserve a cui può attingere. Mi riferisco all’enorme recupero di efficienza nel settore pubblico e sul fronte dell’evasione fiscale, che ancora deve essere compiuto. Qui si possono trovare le risorse per finanziare ammortizzatori sociali e per un rilancio della politica industriale.</p>
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		<title>Tra due folle che si scontrano</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 08:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
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Tommaso Padoa-Schioppa
La fotografia ci mostra una folla di ateniesi che marciano contro le misure di risanamento economico e finanziario che il governo di Atene ha preso per salvare la Grecia dalla bancarotta. In quella folla c’è forse anche il giovane scellerato che ha ucciso tre innocenti con una bomba molotov. Ma se il fotografo si [...]]]></description>
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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.tommasopadoaschioppa.eu/wp-content/uploads/2010/05/TPS-Sette-Tra-due-folle-7-maggio-20101.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3695" title="Par3217352" src="http://www.tommasopadoaschioppa.eu/wp-content/uploads/2010/05/TPS-Sette-Tra-due-folle-7-maggio-20101-300x199.jpg" alt="Par3217352" width="300" height="199" /></a>La fotografia ci mostra una folla di ateniesi che marciano contro le misure di risanamento economico e finanziario che il governo di Atene ha preso per salvare la Grecia dalla bancarotta. In quella folla c’è forse anche il giovane scellerato che ha ucciso tre innocenti con una bomba molotov. Ma se il fotografo si fosse girato di 180 gradi avrebbe potuto, con un’altra fotografia, ritrarre un’altra folla altrettanto scatenata: quella dei <em>traders</em> che dalle <em>dealing rooms</em> dei mercati finanziari scommettono contro i titoli pubblici della Grecia e così facendo rischiano di distruggere il sudato risparmio di chi li aveva acquistati (in gran parte costoro non sono greci, ma tedeschi, italiani, francesi). Due folle inferocite e irrazionali che si scontrano, entrambe dotate di una forza distruttiva quasi irresistibile. Chi c’è nel mezzo, oltre al fotografo? Ci sono i governi, i poteri pubblici, che cercano di far prevalere la ragione: il governo greco ma anche, seppur debole, il governo europeo, il governo ‘mondiale’ del Fondo monetario internazionale. Essi sono in parte responsabili di avere mal governato e di avere troppo a lungo sottovalutato e blandito le due folle, di non avere avvertito e sventato il pericolo quando sarebbe stato facile farlo. Ora, però, i governi cercano di opporsi alle opposte maree. Da settimane si sta svolgendo un aspro confronto tra la forza della ragione – che sta in mezzo e che deve lottare su due fronti, come spesso le accade &#8211;  e la forza irrazionale delle folle, sia quella popolare sia quella dei mercati, due greggi di bisonti impauriti e furibondi.</p>
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